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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

martedì 30 gennaio 2018

DONNA CRISTIANA. Il ruolo delle donne nel ministerio cristiano

La maggior parte delle chiese evangeliche “storiche” (luterane, metodiste, battiste, valdesi, anglicane) hanno ormai aperto le porte del ministero pastorale a uomini e donne senza alcuna distinzione. Questo non sorprende perché quando la Bibbia perde la sua autorità normativa e viene considerata piuttosto frutto della storia del popolo della fede, e retaggio della cultura umana, e non dell’ispirazione divina, la chiesa è esposta e sottoposta ad ogni «vento di dottrina», quindi alle tendenze della cultura secolare.

Da qualche tempo parecchie chiese decisamente evangeliche e bibliche, perfino fondamentaliste, accettano tranquillamente un ministerio di predicazione e “pastorato” che non fa alcuna distinzione tra i due sessi.

Eppure si sollevano forti obiezioni a questa tendenza, citando a tal proposito, argomentazioni bibliche che obiettivampreghieraente non si possono ignorare.

Da quale parte sta la verità?

Qual è la volontà di Dio in materia?

Cosa dice veramente la Scrittura e che cosa invece deriva unicamente dalle tradizioni umane o da una lettura della bibbia condizionata dall’influenza di una cultura a predominanza maschilista?

Attraverso questa esposizione dottrinale proverò a dare una esauriente risposta a tutte queste domande, oserei dire, spinose.

Bisogna anzitutto riconoscere che molte prese di posizione del movimento femminista hanno buone ragioni di esistere. Da tempi antichi la donna ha avuto una posizione non solo subordinata all’uomo, ma spesso oppressa e sfruttata, privandola della dignità che ogni essere umano, maschio o femmina che sia, ha il diritto di avere. La donna, nel corso dei secoli, in qualsiasi contesto sociale e culturale si è trovata, è sempre stata considerata come un essere inferiore all’uomo, e di conseguenza oggetto di ingiustizie nelle sue più svariate forme, ma basterebbe fare una semplice ricerca intorno alla nascita del movimento femminista per scoprire tutte le vessazioni di cui erano, e tutt’oggi in alcuni paesi, sono ancora vittime le donne.

Ma una tale condizione non era certamente nelle intenzioni originali di Dio rivelate sin dal libro della Genesi.

Dio ha progettato la distinzione tra maschi e femmine in modo che i due sessi si completassero e svolgessero delle funzioni diverse nella società.

Negare oggi queste distinzioni, sventolando allegramente la bandiera dell’uguaglianza e della parità, è per molti versi deleterio e disonorevole quanto lo è il compiere atti discriminanti contro le donne.

L’annullamento dei ruoli dell’uomo e della donna nella società, sta provocando un risultato distruttivo ed inimmaginabile, poiché lo sfasamento dei ruoli stabiliti da Dio per una società funzionale, comporta un disequilibrio che sta demolendo totalmente le condizioni basilari, le colonne portanti, per potervi essere un seppur minimo benessere nella nostra popolazione umana afflitta da mille problemi.

Alle origini dell’uomo, come sottolineano molti “conoscitori” della Bibbia, risale anche quell’espressione mal compresa, scritta nel libro della Genesi, recante questa dichiarazione: «alla donna disse… i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su te» (Genesi 3:16).

Qui la Scrittura non intende assolutamente avvalorare una qualche teoria maschilista, ma esprime un concetto ben diverso.

Dopo il peccato, Dio sapeva che i rapporti umani si sarebbero indubbiamente deteriorati, alla luce di questa evidenza Egli dichiara che il rapporto tra uomo e donna sarebbe continuato, ma avrebbe subito delle perturbazioni. Funziona ma in maniera penosa. Dio quindi non enuncia un verdetto, dichiara piuttosto che l’attrazione reciproca che Egli ha posto tra i due sessi non verrà abolita, perché non è bene che l’uomo sia solo, e dichiara inoltre quale sarà il salario, il prezzo del peccato.

La vocazione della donna, di aiuto per l’uomo e di persona con cui possa essere in relazione, non verrà meno. Ma a causa del peccato anche questa benedizione degenererà e sconfinerà.

L’uomo abuserà del suo statuto, approfitterà della situazione, sfrutterà il desiderio che porta la donna verso di lui, e farà di tale desiderio una catena per asservirla.

Come negare l’esattezza di questa dichiarazione di Dio, dopo la caduta dell’uomo nel peccato, se si considerano le relazioni di coppia, globalmente, nella storia? È dunque una sentenza, un verdetto che chiarisce quali saranno, logicamente, i frutti del peccato, e non bisogna confonderla con un ordine. In ultima analisi, l’espressione di Genesi 3:16 enuncia una realtà, non comanda che si operi in tal senso, la tirannia maschile è il risultato della corruzione dell’armonia creata fra l’uomo e la donna.

Nel Nuovo Testamento, Gesù manifestava una attenzione molto particolare nei riguardi delle donne, anche di quelle più disprezzate ed emarginate, come la samaritana, la donna colta in adulterio e le varie peccatrici. Tra il suo seguito vi erano anche donne benestanti che «assistevano Gesù e i dodici con i loro beni» (Luca 8). Tra i suoi amici Gesù contava donne come Marta e Maria, a quest’ultima consentì di stare vicina a lui per ascoltare la sua parola, cosa che nessun rabbino del suo tempo si sarebbe sognato di permettere.

Furono inoltre le donne le ultime ad intrattenersi vicino alla croce e le prime a diventare testimoni della resurrezione.

Le donne sono menzionate specificamente fra i discepoli che si trattenevano in preghiera per ricevere lo Spirito Santo.

Gesù attraverso il suo carattere ed il suo modo di porsi nei confronti delle donne, manifesta una parola che egli stesso ebbe a pronunciare, ma per un’altra circostanza: «…ma dal principio non era così!».

Nel principio della creazione, Dio non intendeva assolutamente che la donna divenisse, come lo fu, una sorta di oggetto, ma impresse delle regole di funzionalità, e indicò con chiarezza i ruoli e i doveri specifici tra i due sessi.

L’apostolo Paolo, spesso, ma a torto, viene accusato, da persone biblicamente ignoranti, di maschilismo. In realtà, Paolo, dimostra una grande sensibilità ed un profondo rispetto nei confronti delle donne. È lui ad affermare che non c’è ne maschio né femmina in Cristo Gesù (Galati 3:28), (affronteremo in seguito il significato teologico dei questa parola). Paolo saluta con grande calore le donne nelle chiese alle quali scrive: in Romani 16, per esempio, la metà dei credenti salutati personalmente sono donne, e a loro riserva gran parte delle sue espressioni di lode, di stima e affetto.

“Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi …” (Romani 16:3); “Salutate Prisca ed Aquila, miei compagni d'opera in Cristo Gesù …” (Romani 16:6); “Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi …” (Romani 16:12); “Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si è molto affaticata nel Signore …” (Romani 16:13); “Salutate Rufo, l'eletto nel Signore, e sua madre, che è pur mia …” (Romani 16:15); “Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, e Olimpia, e tutti i santi che son con loro”.

Tuttavia riguardo alla citazione sopra citata, “non c’è … né maschio né femmina” molti interpreti di tendenza femminista, fanno un grande abuso, per far dire a Paolo cose che certamente non ha mai pensato: cioè che nella chiesa non ci debba essere più alcuna distinzione di ruoli tra l’uomo e la donna.

Come tutte le affermazioni della Scrittura, invece, anche questa deve essere presa in armonia con il resto della Scrittura e senza svilirla del suo contesto. Nella fattispecie, il contesto non rimanda alla questione dei ruoli nella chiesa, discussione che Paolo farà in altre circostanze, bensì richiama alla questione della salvezza in Cristo. Egli in altre parole dice: coloro che sono salvati, sono tutti uguali, siano essi pagani, Ebrei, bianchi, neri, schiavi o liberi, uomini o donne. Questo è il discorso che Paolo elabora nella lettera ai Galati, non vi è alcun riferimento alla questione dei ministeri o dei ruoli nella chiesa!

Galati 3:28 non si preoccupa neppure dei ruoli dei mariti e delle mogli all’interno delle loro proprie famiglie, lo stesso Paolo eppure dichiara anche: «il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa». Questa affermazione non è in contraddizione con quello che dice ai Galati.

La prima parla di uguaglianza in riferimento alla salvezza; la seconda si riferisce ai ruoli che spettano ai mariti e alle mogli, così come stabiliti originariamente da Dio.

Entrambe le verità esistono nel Nuovo Testamento, esse devono avere lo stesso peso sui piatti della bilancia: l’una non deve sminuire l’altra, ne l’una deve essere subordinata all’altra.

Le tendenze evangeliche degli ultimi tempi stanno scivolando verso una condizione atta a svilire quello che nella Scrittura è scritto con ogni evidenza. Si tende a sottolineare una mezza verità, quella dell’uguaglianza, e si esclude l’aspetto della autorità – sottomissione. In realtà il concetto di uguaglianza è secolare e non biblico, poiché quando questo concetto viene portato alle estreme conseguenze, il pensiero biblico della auorità-sottomissione viene interpretato come una vera e propria ingiustizia.

Per tornare a Galati 3:28, qui non viene affatto insegnata l’uguaglianza tra i due sessi.

La Bibbia parla pochissimo dell’uguaglianza, ma parla spesso dell’unità. Gesù pregò per l’unità della chiesa, ma non per la sua uguaglianza. Il succo del discorso di Paolo ai Galati, quindi, è che le distinzioni tra maschio e femmina, tra giudeo e greco, tra schiavo e libero, non esistono ai fini del conseguimento della salvezza. Quello che conta è l’unione con Cristo mediante la fede, indipendentemente dal sesso, dalla razza, e dalla condizione sociale. Chi scrisse queste parole era ebreo di nascita, privilegiato in quanto alla razza, al sesso ed allo status sociale di uomo libero. Prima di conoscere l’evangelo di Gesù, Paolo credeva che la benedizione di Abramo fosse riservata solo agli ebrei, e in particolar modo agli ebrei maschi, adulti e nati liberi. Paolo quindi menziona le seguenti categorie di persone in antitesi tra loro: Giudeo- Greco; schiavo-libero; maschio-femmina, soprattutto per evidenziare il fatto che un tempo i gentili, gli schiavi e le donne, non erano di solito eredi delle benedizioni promesse; solo i figli maschi degli israeliti erano gli eredi. Ma ora con la venuta di Cristo, tutti coloro che credono hanno uguale diritto, in qualità di figli di Dio ed eredi della benedizione di Abramo ed in virtù dell’unità in Cristo, a essere giustificati e a ricevere lo Spirito, e non solo agli ebrei maschi adulti e nati liberi. In ultima analisi, Paolo scrivendo ai Galati non vuole mettere in evidenza il rapporto tra uomo/donna, bensì la verità secondo la quale sia il maschio sia la femmina, indistintamente sono eredi delle benedizioni promesse.

Dopo avere sormontato questo scoglio, vogliamo stabilire una seconda verità, vale a dire che nella chiesa del Signore, indistintamente, tutti sono chiamati ad essere «ministri».

di: MURABITO Rosario

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