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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

martedì 30 gennaio 2018

DONNA CRISTIANA. La sottomissione nella chiesa

Come Paolo insegna la conduzione dell’uomo nell’ambito della famiglia, così insegna la conduzione di uomini nella chiesa locale che è peraltro una famiglia «allargata», cioè una famiglia formata da molti più membri, tutti legati dal vincolo della Grazia di Dio.

Paolo è l’unico a dare istruzioni esplicite e ripetute sui ruoli degli uomini e delle donne nella chiesa e durante gli incontri di chiesa. Di conseguenza gli insegnamenti di Paolo non possono essere trascurati o ignorati, essi sono fondamentali per la comprensione dei ruoli degli uomini e delle donne «nella casa di Dio».

Paolo ama fare il paragone con la casa quando parla della natura e dell’ordine della chiesa locale (1 Timoteo 3:15). Così come egli insegna che nella casa il comando spetta all’uomo, allo stesso modo insegna che nella «casa di Dio» il comando spetta agli uomini (1 Timoteo 3:2).

Dato che la famiglia è il nucleo di base della società e che l’uomo è il capo riconosciuto della famiglia, non ci si deve stupire del fatto che gli uomini debbano essere gli anziani della chiesa locale.

Lo studioso Stephen B. Clark sottolinea con forza il seguente principio: «Se gli uomini sono tenuti a essere i capi delle rispettive famiglie, essi sono anche tenuti a essere i capi della chiesa. La chiesa deve essere strutturata in modo tale da sostenere il modello della famiglia e la famiglia deve essere strutturata in modo tale da sostenere il modello della chiesa. È nella famiglia che gli uomini imparano i ruoli anche da esercitarsi all’interno della chiesa. Viceversa ciò che essi vedono nella chiesa rafforza ciò che imparano nella famiglia. Quindi, la scelta di adottare principi diversi a livello di chiesa indebolisce la famiglia e viceversa».

Tuttavia, il principio secondo il quale il comando spetta agli uomini non sminuisce affatto l’importanza e la necessità dell’impegno attivo delle donne nella loro casa e dunque, similmente, nella chiesa.

Come ogni singola famiglia stabilisce determinati criteri di comportamento a cui attenersi, così anche la famiglia della chiesa locale deve attenersi a determinati principio di condotta e di organizzazione sociale.

La prima lettera a Timoteo si occupa in modo specifico del giusto ordine e del comportamento degli uomini, delle donne e degli anziani nella chiesa locale.

Paolo scrive al suo collaboratore che è a Efeso: «Ti scrivo queste cose sperando di venir presto da te, affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità» (1 Timoteo 3:14-15).

Un aspetto importante della chiesa per l’Apostolo Paolo riguardava il comportamento delle donne nelle adunanze:

· Abbigliamento modesto (1 Timoteo 2:9-10).

· Sottomissione alla chiesa (1 Timoteo 2:11-14)

Proprio in quest’ultimo brano Paolo vieta alle donne di fare due cose nella chiesa: insegnare agli uomini e usare autorità si loro.

Nelle riunioni di chiesa, le donne devono imparare le verità scritturali e non devono essere loro ad insegnarle ai credenti.

Questo compito spetta esclusivamente agli uomini.

Paolo espone questo principio con assoluta chiarezza, l’insegnamento biblico era assolutamente proibito alle donne poiché la scrittura considera l’insegnamento parte integrante della conduzione, pertanto doveva competere agli anziani con un ministero riconosciuto pubblicamente.

Paolo espone il concetto sia in forma positiva, sia in forma negativa.

La frase positiva: «la donna impari», specifica in che modo deve imparare, ovvero in silenzio e con sottomissione, sotto l’autorità di coloro che hanno ricevuto il compito da Dio di condurre la chiesa.

La frase negativa: «non permetto alla donna d’insegnare ne di usare autorità» vieta alla donna d’insegnare e di usare autorità sugli uomini.

Paolo però non vieta d’insegnare alle donne in tutti i casi (Tito 2:3-5), ma in modo specifico d’insegnare agli uomini pubblicamente nella chiesa locale.

Gli uomini e le donne sono dunque chiamati ad esercitare il rispettivo ruolo nella chiesa così come lo ha stabilito Dio attraverso la Sua Parola e secondo il modello che la Bibbiaci espone con chiarezza.

R. Murabito

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