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Perché Dio ha tanto amato il mondo che, ha dato il Suo Unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16 |

martedì 30 gennaio 2018

DONNA CRISTIANA. L’insegnamento biblico della sottomissione

In materia di dottrina, è bene sottolineare che essa si sviluppa in maniera specifica attraverso tutto il Nuovo Testamento, ma in special modo mediante le epistole.
Per mezzo di queste “lettere” si può non solo elaborare la cosiddetta «sana dottrina», ma convalidare oppure annullare tutte le norme cerimoniali dell’Antico Patto (come fanno l’epistola agli Ebrei e ai Galati), e ancor di più tutto quello che procede dal pensiero e dalle filosofie umane. Gesù promise ai discepoli che loro avrebbero fatto cose maggiori di Lui, sicuramente tra queste «cose» vi era anche la stesura del Nuovo Testamento avvenuta per ispirazione di Dio. In effetti, Gesù non trascrisse neppure una parola di quelle che pronunciò, furono in seguito gli apostoli, che illuminati e sospinti dallo Spirito Santo, scrissero delle verità assolute, che sarebbero divenute il fondamento …della fede trasmessa una volta e per sempre ai santi (Giuda 3).

Le verità del nuovo Testamento non possono essere strumentalizzate a piacere, quel che è scritto è per il bene dell’uomo, non si può fare una selezione di ciò che piace e scartare quello che non piace. Non si può nemmeno allungarla o accorciarla a proprio piacimento come fosse un elastico, anzi, al contrario, tutto deve essere misurato secondo la regola, la misura precisa che ci offre la Parola di Dio. Ecco perché anche Giacomo esorta a ricevere questa “Parola” con una attitudine specifica:

«Perciò, deposta ogni lordura e resto di malizia, ricevete con mansuetudine la Parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre». (Giacomo 1:21)

Orbene, riguardo alla sottomissione, Paolo, in modo chiaro e diretto, ordina alle mogli cristiane di sottomettersi ai loro mariti: «mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore» (Efesini 5:22). La parola greca che usa l’apostolo Paolo per sottomissione è «hupotassô» e vuol dire: «sottomettersi a», «essere subordinati a». Questa parola implica sempre una relazione di sottomissione a un’autorità. L’uso contemporaneo di questa parola “grossa”, riferita alla donna, sembra portare indietro nel tempo, all’età della pietra. Certamente con è un termine popolare, e in tempi «illuminati» come i nostri, non raccoglie di sicuro molti consensi. Sembra quasi scandalosa l’idea che la moglie abbia un ruolo di sottomissione rispetto al marito.

Il problema è che la parola greca che significa «sottomissione», vuol dire: «essere soggetti ad un’autorità». Paolo intende dire esattamente quello che dice e sceglie la parola giusta per comunicare quello che vuole dire. Quando si dice che la persona A “è soggetta” alla persona B, significa che la persona B ha un’autorità unica che la persona A non possiede. Ecco alcuni esempi del Nuovo Testamento:

· Gesù era sottomesso ai suoi genitori (Luca 2:51).

· I cittadini sono sottomessi al governo (Romani 13:1).

· I Demoni sono sottoposti ai discepoli (Luca 10:17).

· L’universo è sottoposto a Cristo (1 Corinzi 15:27).

· La chiesa è sottomessa a Cristo (Efesini 5:24).

· Le potenze invisibili sono sottoposte a Cristo (1 Pietro 3:22).

· I credenti sono sottomessi a Dio (Giacomo 4:7).

· I credenti sono sottomessi ai loro conduttori (1 Corinzi 16:15)

· Cristo è sottomesso a Dio Padre (1 Corinzi 15.28).

· I servi sono soggetti ai loro padroni (Tito 2:5).

· Le mogli sono sottomesse ai loro mariti (Efesini 5:22).

In nessuno di questi rapporti l’ordine viene mai invertito.

In questi rapporti tra capo e subalterno non vi è mai una inversione di ruoli, i padroni non sono mai soggetti ai loro servi, il governo non è mai sottomesso ai suoi cittadini, Cristo non è mai sottoposto alle potenze invisibili, e i mariti non sono mai sottomessi alle loro mogli.

Il messaggio biblico dei ruoli all’interno del matrimonio cristiano non è irrilevante e sorpassato, ma ha una funzione ben specifica, e tale normativa è stata stabilita da Dio per essere applicata da tutti i cristiani e in ogni tempo.

Ma il rapporto tra il marito e la moglie non è lo stesso rapporto che si instaura tra capoufficio e impiegato, tra comandante e soldato. È invece un rapporto d’amore, il più intimo di tutti i rapporti umani. È un patto matrimoniale in cui due adulti sono uniti tra loro come se fossero un solo essere, e all’interno di questa unione il marito assume il ruolo di comando con amore e la moglie appoggia in modo volontario questo e vi si sottomette.

Dal momento che il rapporto coniugale comporta sia l’unità tra i coniugi sia la diversità dei loro ruoli, si presenteranno spesso delle occasioni di reciprocità e di interdipendenza.

In un matrimonio cristiano basato su sani principi, ci saranno molte occasioni in cui marito e moglie si consulteranno e ricercheranno insieme la saggezza divina e di conseguenza prenderanno la maggior parte delle decisioni di comune accordo.

I due coniugi dovranno completarsi e non competere l’uno contro l’altra.

Dopo avere esortato le mogli a sottomettersi ai propri mariti, Paolo spiega il motivo per cui la moglie deve sottomettersi: «…il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, Lui, che è il Salvatore del corpo» (Efesini 5:23).

La Scrittura non dice che il marito dovrebbe essere capo della moglie, ma che lo è. Paolo insegna che il rapporto tra marito e moglie rappresenta concretamente e visibilmente il rapporto tra Cristo e la Chiesa. «questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla Chiesa» (Efesini 5:32).

Il rapporto tra marito e moglie, dunque, rispecchia il rapporto tra Cristo e la Sua chiesa. Cristo, lo Sposo, è il capo della chiesa, la sposa gli è sottomessa in ogni cosa. Pertanto non si può certamente parlare di un fatto soggetto alla cultura del tempo, ma riconduce alla stessa essenza del matrimonio, così come lo ha stabilito Dio stesso.

L’esortazione rivolta alla moglie di sottomettersi al proprio marito, insegnata nel Nuovo Testamento, ha valore universale. Ogni brano che si occupa del rapporto tra marito e moglie contiene infatti la medesima esortazione: la moglie deve essere sottomessa al proprio marito.

Il verbo usato da Paolo «hupotassô» era specialmente usato in campo militare per indicare appunto la subordinazione e l’ubbidienza dei soldati nei confronti del loro comandanti, ma nel suo uso “non-militare” era "un atteggiamento volontario di cedere, di cooperare, di prendere una responsabilità, e di portare un carico". In tutti i seguenti versi viene usato lo stesso verbo (hupotassô) Efesini 5:22; Colossesi 3:18; I Pietro 3:21; Tito 2:4-5.

R. Murabito

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